martedì 10 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
Il Silmarillion: Riflessioni sparse su un capolavoro
E' difficile per me trovare le parole giuste per descrivere le sensazioni che ho provato leggendo il Silmarillion.. vi basti sapere che è il mio libro preferito.
Nelle quasi 400 pagine che lo compongono vi è tutto il genio, la creatività e la maestria di cui è capace John Ronald Reuel Tolkien.
Una volta introdotti gli uomini, o Edain, il libro si fa ancora più interessante narrando della conoscenza con la razza dei primogeniti, e introducendo personaggi che ricordano le vecchie saghe, quelle in cui l'eroe è si coraggioso, imbattibile e amato ma spesso è anche vittima di un destino avverso contro il quale lotterà fino allo stremo in uno scontro mortale dal quale, purtroppo, ne uscirà sconfitto.
Proprio gli uomini sono i protagonisti della parte di libro intitolata Akallabèth che narra della fondazione e della caduta di Numenor, storia che rimanda direttamente al mito di Atlantide.
Sebbene questa parte sia molto più breve della precedente, in poche pagine Tolkien descrive il destino degli uomini che, condannati alla morte e incapaci di accettarla volteranno le spalle alla luce che li ha elevati e senza esitazioni percorreranno un sentiero d'ombra che li porterà alla rovina.
L'ultima parte, anche questa di poche pagine, si occuperà di riallacciare il libro agli eventi che avranno una conclusione ne "Il Signore degli Anelli".
In conclusione posso solo dire che quando l'ho finito ho provato molta tristezza perchè abbandonare le terre di Arda, sebbene possa ritornarvi quando voglio, è come lasciare un sogno bello, intenso e, a modo suo terribile, in cui sebbene la vittoria possa arrivare, per raggiungerla ci sarà bisogno di immensi sacrifici e di grande coraggio.
Grazie ancora Professore!
Definire Il Silmarillion come un semplice libro è, per me, riduttivo.
E' più simile a uno scrigno che, anche se aperto con qualche difficoltà iniziale, contiene un mondo in cui sarà impossibile non perdercisi incapaci di distogliere lo sguardo dall'eterna bellezza immortalata nelle sue pagine.
Sebbene la creazione di Arda possa risultare all'inizio un pò lenta e difficile da digerire il libro cresce di ritmo non appena vengono introdotti gli Elfi, i primogeniti, gli esseri più belli, poderosi e pieni di ingegno che abbiano mai calcato la terra di Arda.
Dimenticate l'elfo effemminato, figlio di stereotipi successivi e spesso ben più conosciuto degli elfi creati da Tolkien, gli elfi di Arda saranno si belli, aggraziati e raffinati ma sono anche terribili nella furia, abilissimi con le armi e selvaggi nel cuore della battaglia!
Tra tutte le stirpi elfiche impossibile non preferire i Noldor che, effettivamente, sono i veri protagonisti del Quentasilmarillion coloro che possono vantare alcuni dei personaggi più intensi e belli di sempre.
| Lo Stemma di Feanor |
Penso a Feanor, al fuoco che lo anima, all'amore per le arti e alla sua determinazione e provo brividi quando rileggo la sua risposta al messaggero di Manwe mentre lo esorta a rinunciare alla sua vendetta.
Rinunciare non fa per Feanor, Re dei Noldor, che piuttosto che vedere il suo grande nemico Morgoth trionfante si imbarca in un esodo dolorosissimo che sarà solo il preludio delle vicende sfortunate del suo popolo.
Nonostante Feanor sia il motore degli eventi del Quentasilmarillion non è l'unico personaggio dotato di grande carisma.
Tra gli elfi è impossibile non citare altri grandi personaggi come Fingolfin, fratello minore di Feanor, che sarà protagonista di uno dei passi più avvincenti e tristi del libro, penso a Fingon, a Finrod, a Turgon, personaggi che dovranno affrontare la perdita di tutto quel che hanno creato, penso anche a personaggi appena accennati e tratteggiati ma che, nonostante il breve spazio che gli viene riservato hanno una forza e un coraggio che può solo rimanere impresso nel cuore e nelle menti dei lettori.
Leggere il Silmarillion e rimanere distaccati nei confronti di quel che succede è impossibile... come disse un mio amico è come leggere la storia dei propri antenati, viverne le sofferenze e il dolore eppure, al tempo stesso, rimanere affascinati e desiderosi di scoprire quanto più possibile di quello che è successo.
Leggere il Silmarillion e rimanere distaccati nei confronti di quel che succede è impossibile... come disse un mio amico è come leggere la storia dei propri antenati, viverne le sofferenze e il dolore eppure, al tempo stesso, rimanere affascinati e desiderosi di scoprire quanto più possibile di quello che è successo.
Proprio gli uomini sono i protagonisti della parte di libro intitolata Akallabèth che narra della fondazione e della caduta di Numenor, storia che rimanda direttamente al mito di Atlantide.
Sebbene questa parte sia molto più breve della precedente, in poche pagine Tolkien descrive il destino degli uomini che, condannati alla morte e incapaci di accettarla volteranno le spalle alla luce che li ha elevati e senza esitazioni percorreranno un sentiero d'ombra che li porterà alla rovina.
L'ultima parte, anche questa di poche pagine, si occuperà di riallacciare il libro agli eventi che avranno una conclusione ne "Il Signore degli Anelli".
In conclusione posso solo dire che quando l'ho finito ho provato molta tristezza perchè abbandonare le terre di Arda, sebbene possa ritornarvi quando voglio, è come lasciare un sogno bello, intenso e, a modo suo terribile, in cui sebbene la vittoria possa arrivare, per raggiungerla ci sarà bisogno di immensi sacrifici e di grande coraggio.
Grazie ancora Professore!
mercoledì 4 gennaio 2012
Qualche foto artistica.
Ecco qualche foto che ho fatto e che successivamente ho modificato per dar vita ai colori.
Ho voluto creare un'atmosfera sognante con colori più accesi che rendono vivi rovine e natura.
Ho voluto creare un'atmosfera sognante con colori più accesi che rendono vivi rovine e natura.
mercoledì 9 novembre 2011
Analisi sugli Eterni e qualche news
Lo potete trovare qui http://www.dcleaguers.it/faq/gli-eterni/ .
Come potete vedere ho cercato di analizzare gli eterni soprattutto associandoli a miti e altra robaccia in cui mi sono imbattuto nella mia lunga vita.
Devo dire che è stato piuttosto divertente e stimolante!
Per quanto riguarda la scherma invece, mi sono procurato dei manuali di sciabola, giusto per andare oltre la sola scherma antica e storica.
Infine ho deciso di tenere un diario dei sogni e di cercare sempre più suggestioni, cosa che non facevo da tempo.
Il grigiore della vita scandita da lezioni ed esami mi ha stufato e mi sta decisamente intristendo.
Sebbene trovi piacere nella spada e nei momenti in cui sono in compagnia della mia ragazza, ho deciso di alimentare il mio lato onirico e il mio lato artistico.
A giorni vorrei tornare anche in un sito archeologico qui vicino che mi è molto caro.
giovedì 3 novembre 2011
I miti Nordici
Non posso crederci.. dopo tanto cercare e tanta frustrazione per le ricerche mai andate a buon fine... finalmente ho trovato un corposo volume sui miti nordici!
Ho cominciato la lettura, ma sto procedendo lentamente perchè sto finendo un libro e non vorrei toglierli il tempo che gli spetta.
Si prospetta una lettura estremamente interessante, l'ideale per approfondire ancora di più la mia conoscenza degli Asi e dei 9 mondi.
Questa è la copertina del libro.
Devo dire che l'unico difetto del libro, per ora, sembra essere il prezzo abnorme (ben 30 euro).
Ho cominciato la lettura, ma sto procedendo lentamente perchè sto finendo un libro e non vorrei toglierli il tempo che gli spetta.
Si prospetta una lettura estremamente interessante, l'ideale per approfondire ancora di più la mia conoscenza degli Asi e dei 9 mondi.
Questa è la copertina del libro.
Devo dire che l'unico difetto del libro, per ora, sembra essere il prezzo abnorme (ben 30 euro).
venerdì 22 luglio 2011
Un mio racconto su Conan incompiuto ancora
Ecco l'inizio di un racconto che ho cominciato a scrivere tempo fa e che ancora non ho finito.
PARTE I
Nella valle più profonda coperta dalla vegetazione della giungla, sepolte e assopite giacciono le rovine di un tempio più antico degli uomini stessi.
Rocce scure stese su un manto verde, avvolte da liane e strette da radici, tutto quel che resta di un antico popolo il cui nome è stato dimenticato.
Conan, con la spada già macchiata di sangue, gli occhi che scrutavano nell'oscurità della foresta e i sensi vigili, come una pantera a caccia si muoveva nell'ombra.
Cercava qualsiasi traccia potesse aver lasciato Batius, il farabutto con cui si era imbarcato nell'impresa di trovare l'antico tempio, in cerca di tesori di inestimabile valore.
Dopo aver trascorso settimane insieme, inoltrandosi in luoghi remoti, che il cimmero non aveva mai visto, una volta arrivati nel tempio, Batius, accecato dall'avidità lo aveva stordito con una pietra.
Il cranio del barbaro era ancora chiazzato del sangue che ormai si era rappreso.
Conan non sapeva quale follia avesse indotto il suo amico a tradirlo, quello di cui era sicuro è che non avrebbe mai affrontato un viaggio del genere se non si fosse fidato dell'altro.
Per di più, Batius, aveva anche rapito la loro guida, l'innocente figlia del capo di una tribù locale in cui avevano trovato una mappa che li potesse condurre al tempio.
Le urla della ragazza avevano avvertito gli indigeni che, non sapendo del tradimento di Batius, adesso inseguivano anche Conan e, non fosse stato per l'acciaio della sua spada, lo avrebbero già catturato e sottoposto ai terribili veleni della foresta, pericolosi e infidi quasi quanto il loto nero.
Dopo essersi assicurato che fosse solo, Conan rinfoderò la spada che impugnava, desideroso di riporla nel ventre di Batius.
Ora che poteva ragionare in modo più lucido, non perse tempo a rendersi conto della bellezza delle rovine che lo circondavano.
Grandi massi di roccia nera, simile ad ossidiana ma opachi, uscivano dal verde, e mostravano la loro bellezza: erano lisci e ben lavorati, incisi con caratteri antichi che il cimmero non pensava di aver mai visto prima.
Alcune strutture si reggevano su strani equilibri permettendo di riconoscere la grande abilità degli scultori.
In fondo a un viale decorato con colonne, sprofondava l'entrata del tempio sotterraneo.
Il cimmero si avvicinò con cautela , senza emettere un rumore, timoroso non solo del traditore ma anche che ci potessero essere antiche trappole, innescate per tenere lontani ospiti indesiderati.
Ogni passo fu pesato con precisione dal cimmero, e scalino dopo scalino si avvicinò finalmente all'entrata.
Non potè fare a meno di notare che il pesante masso che costituiva la porta della galleria, con equilibri perfetti ruotava senza fatica, e si poteva facilmente vedere che qualcuno lo aveva smosso da poco.
Una freccia dagli alberi interruppe i suoi pensieri e, nel momento stesso in cui capì di essere stato raggiunto dai guerrieri della tribù, vide arrivare un paio di guerrieri armati con lance e scure di bronzo.
Il più vicino dei due scagliò la sua lancia in direzione del cimmero, ma il gesto fu troppo lento e Conan, con un agile balzo, riuscì ad evitare il colpo.
Sguainò la spada con un gesto che aveva già fatto innumerevoli volte, pronto a mietere le sue vittime.
Il cimmero si apprestò a combatterli, conscio del fatto che i 2 volevano solo recuperare la loro principessa, ma il suo spirito di sopravvivenza era così forte che nononstante l'equivoco li avrebbe uccisi senza esitare.
Fu raggiunto da un colpo di lancia che lo graffiò leggermente a una spalla, in compenso, il colpo che diede in risposta, dilaniano le carni del suo avversario.
Nel frattempo, il guerriero che aveva scagliato la lancia si avvicinò al cimmero fendendo l'aria con la scure.
I due cominciarono a lottare in modo forsennato, consci del fatto che solo uno sarebbe sopravvissuto.
Improvvisamente Conan, vedendo uno spiraglio nella difesa dell'avversario, lo costrinse a indietreggiare in modo scomposto con un calcio e, caricando con la spada, gli squarciò il ventre con un colpo di punta.
L'avversario cadde con la testa all'indietro da cui già uscivano fiotti di sangue.
Senza nemmeno ripulire la lama il cimmero la rinfoderò sbrigandosi ad entrare nel tempio, conscio del fatto che l'arciere, che aveva cercato di ucciderlo prima, era ancora vivo e, probabilmente, era già andato a chiamare il resto della tribù.
L'interno delle rovine erano oscure, ma non come ci si potrebbe aspettare da un luogo chiuso che non vede la luce del sole da migliaia di anni.
Una sottile luminescenza verde permetteva di vedere i contorni dei muri, il profilo degli scalini e i grotteschi volti delle statue.
Vedendole Conan rabbrividì, pensando alle leggende sugli uomini serpente, abitanti antichi della terra ben prima che gli esseri umani potessero mettervi piede, e ai racconti popolari che li volevano ancora non estinti, riuniti in piccole società segrete, il cui unico scopo era quello di causare il massimo danno alla razza umana e di restaurare i loro antichi imperi.
Dopo molto camminare Conan giunse ad una larga sala circolare la cui particolarità era quella di avere un'apertura circolare che dava verso il cielo, permettendo così alla luce del sole di entrare e di oscurare con il suo baglieore la luce verdognola che lo aveva guidato fino ad allora.
Al centro una pozza di acqua piovana da cui spuntava una grande statua, che disturbò Conan ben più delle altre.
La statua raffigurava infatti una donna alta e forte, dai lunghi capelli sciolti, gli occhi ardenti e la pelle levigata.
La donna era coperta di serpenti, che la cingevano in un abbraccio innaturale e disgustoso.
La perizia con cui erano scolpiti i serpenti era tale, da far pensare a Conan che potessero essere veri e non semplici statue prive di vita.
Nella valle più profonda coperta dalla vegetazione della giungla, sepolte e assopite giacciono le rovine di un tempio più antico degli uomini stessi.
Rocce scure stese su un manto verde, avvolte da liane e strette da radici, tutto quel che resta di un antico popolo il cui nome è stato dimenticato.
Conan, con la spada già macchiata di sangue, gli occhi che scrutavano nell'oscurità della foresta e i sensi vigili, come una pantera a caccia si muoveva nell'ombra.
Cercava qualsiasi traccia potesse aver lasciato Batius, il farabutto con cui si era imbarcato nell'impresa di trovare l'antico tempio, in cerca di tesori di inestimabile valore.
Dopo aver trascorso settimane insieme, inoltrandosi in luoghi remoti, che il cimmero non aveva mai visto, una volta arrivati nel tempio, Batius, accecato dall'avidità lo aveva stordito con una pietra.
Il cranio del barbaro era ancora chiazzato del sangue che ormai si era rappreso.
Conan non sapeva quale follia avesse indotto il suo amico a tradirlo, quello di cui era sicuro è che non avrebbe mai affrontato un viaggio del genere se non si fosse fidato dell'altro.
Per di più, Batius, aveva anche rapito la loro guida, l'innocente figlia del capo di una tribù locale in cui avevano trovato una mappa che li potesse condurre al tempio.
Le urla della ragazza avevano avvertito gli indigeni che, non sapendo del tradimento di Batius, adesso inseguivano anche Conan e, non fosse stato per l'acciaio della sua spada, lo avrebbero già catturato e sottoposto ai terribili veleni della foresta, pericolosi e infidi quasi quanto il loto nero.
Dopo essersi assicurato che fosse solo, Conan rinfoderò la spada che impugnava, desideroso di riporla nel ventre di Batius.
Ora che poteva ragionare in modo più lucido, non perse tempo a rendersi conto della bellezza delle rovine che lo circondavano.
Grandi massi di roccia nera, simile ad ossidiana ma opachi, uscivano dal verde, e mostravano la loro bellezza: erano lisci e ben lavorati, incisi con caratteri antichi che il cimmero non pensava di aver mai visto prima.
Alcune strutture si reggevano su strani equilibri permettendo di riconoscere la grande abilità degli scultori.
In fondo a un viale decorato con colonne, sprofondava l'entrata del tempio sotterraneo.
Il cimmero si avvicinò con cautela , senza emettere un rumore, timoroso non solo del traditore ma anche che ci potessero essere antiche trappole, innescate per tenere lontani ospiti indesiderati.
Ogni passo fu pesato con precisione dal cimmero, e scalino dopo scalino si avvicinò finalmente all'entrata.
Non potè fare a meno di notare che il pesante masso che costituiva la porta della galleria, con equilibri perfetti ruotava senza fatica, e si poteva facilmente vedere che qualcuno lo aveva smosso da poco.
Una freccia dagli alberi interruppe i suoi pensieri e, nel momento stesso in cui capì di essere stato raggiunto dai guerrieri della tribù, vide arrivare un paio di guerrieri armati con lance e scure di bronzo.
Il più vicino dei due scagliò la sua lancia in direzione del cimmero, ma il gesto fu troppo lento e Conan, con un agile balzo, riuscì ad evitare il colpo.
Sguainò la spada con un gesto che aveva già fatto innumerevoli volte, pronto a mietere le sue vittime.
Il cimmero si apprestò a combatterli, conscio del fatto che i 2 volevano solo recuperare la loro principessa, ma il suo spirito di sopravvivenza era così forte che nononstante l'equivoco li avrebbe uccisi senza esitare.
Fu raggiunto da un colpo di lancia che lo graffiò leggermente a una spalla, in compenso, il colpo che diede in risposta, dilaniano le carni del suo avversario.
Nel frattempo, il guerriero che aveva scagliato la lancia si avvicinò al cimmero fendendo l'aria con la scure.
I due cominciarono a lottare in modo forsennato, consci del fatto che solo uno sarebbe sopravvissuto.
Improvvisamente Conan, vedendo uno spiraglio nella difesa dell'avversario, lo costrinse a indietreggiare in modo scomposto con un calcio e, caricando con la spada, gli squarciò il ventre con un colpo di punta.
L'avversario cadde con la testa all'indietro da cui già uscivano fiotti di sangue.
Senza nemmeno ripulire la lama il cimmero la rinfoderò sbrigandosi ad entrare nel tempio, conscio del fatto che l'arciere, che aveva cercato di ucciderlo prima, era ancora vivo e, probabilmente, era già andato a chiamare il resto della tribù.
L'interno delle rovine erano oscure, ma non come ci si potrebbe aspettare da un luogo chiuso che non vede la luce del sole da migliaia di anni.
Una sottile luminescenza verde permetteva di vedere i contorni dei muri, il profilo degli scalini e i grotteschi volti delle statue.
Vedendole Conan rabbrividì, pensando alle leggende sugli uomini serpente, abitanti antichi della terra ben prima che gli esseri umani potessero mettervi piede, e ai racconti popolari che li volevano ancora non estinti, riuniti in piccole società segrete, il cui unico scopo era quello di causare il massimo danno alla razza umana e di restaurare i loro antichi imperi.
Dopo molto camminare Conan giunse ad una larga sala circolare la cui particolarità era quella di avere un'apertura circolare che dava verso il cielo, permettendo così alla luce del sole di entrare e di oscurare con il suo baglieore la luce verdognola che lo aveva guidato fino ad allora.
Al centro una pozza di acqua piovana da cui spuntava una grande statua, che disturbò Conan ben più delle altre.
La statua raffigurava infatti una donna alta e forte, dai lunghi capelli sciolti, gli occhi ardenti e la pelle levigata.
La donna era coperta di serpenti, che la cingevano in un abbraccio innaturale e disgustoso.
La perizia con cui erano scolpiti i serpenti era tale, da far pensare a Conan che potessero essere veri e non semplici statue prive di vita.
Nella valle più profonda coperta dalla vegetazione della giungla, sepolte e assopite giacciono le rovine di un tempio più antico degli uomini stessi.
Rocce scure stese su un manto verde, avvolte da liane e strette da radici, tutto quel che resta di un antico popolo il cui nome è stato dimenticato.
Conan, con la spada già macchiata di sangue, gli occhi che scrutavano nell'oscurità della foresta e i sensi vigili, come una pantera a caccia si muoveva nell'ombra.
Cercava qualsiasi traccia potesse aver lasciato Batius, il farabutto con cui si era imbarcato nell'impresa di trovare l'antico tempio, in cerca di tesori di inestimabile valore.
Dopo aver trascorso settimane insieme, inoltrandosi in luoghi remoti, che il cimmero non aveva mai visto, una volta arrivati nel tempio, Batius, accecato dall'avidità lo aveva stordito con una pietra.
Il cranio del barbaro era ancora chiazzato del sangue che ormai si era rappreso.
Conan non sapeva quale follia avesse indotto il suo amico a tradirlo, quello di cui era sicuro è che non avrebbe mai affrontato un viaggio del genere se non si fosse fidato dell'altro.
Per di più, Batius, aveva anche rapito la loro guida, l'innocente figlia del capo di una tribù locale in cui avevano trovato una mappa che li potesse condurre al tempio.
Le urla della ragazza avevano avvertito gli indigeni che, non sapendo del tradimento di Batius, adesso inseguivano anche Conan e, non fosse stato per l'acciaio della sua spada, lo avrebbero già catturato e sottoposto ai terribili veleni della foresta, pericolosi e infidi quasi quanto il loto nero.
Dopo essersi assicurato che fosse solo, Conan rinfoderò la spada che impugnava, desideroso di riporla nel ventre di Batius.
Ora che poteva ragionare in modo più lucido, non perse tempo a rendersi conto della bellezza delle rovine che lo circondavano.
Grandi massi di roccia nera, simile ad ossidiana ma opachi, uscivano dal verde, e mostravano la loro bellezza: erano lisci e ben lavorati, incisi con caratteri antichi che il cimmero non pensava di aver mai visto prima.
Alcune strutture si reggevano su strani equilibri permettendo di riconoscere la grande abilità degli scultori.
In fondo a un viale decorato con colonne, sprofondava l'entrata del tempio sotterraneo.
Il cimmero si avvicinò con cautela , senza emettere un rumore, timoroso non solo del traditore ma anche che ci potessero essere antiche trappole, innescate per tenere lontani ospiti indesiderati.
Ogni passo fu pesato con precisione dal cimmero, e scalino dopo scalino si avvicinò finalmente all'entrata.
Non potè fare a meno di notare che il pesante masso che costituiva la porta della galleria, con equilibri perfetti ruotava senza fatica, e si poteva facilmente vedere che qualcuno lo aveva smosso da poco.
Una freccia dagli alberi interruppe i suoi pensieri e, nel momento stesso in cui capì di essere stato raggiunto dai guerrieri della tribù, vide arrivare un paio di guerrieri armati con lance e scure di bronzo.
Il più vicino dei due scagliò la sua lancia in direzione del cimmero, ma il gesto fu troppo lento e Conan, con un agile balzo, riuscì ad evitare il colpo.
Sguainò la spada con un gesto che aveva già fatto innumerevoli volte, pronto a mietere le sue vittime.
Il cimmero si apprestò a combatterli, conscio del fatto che i 2 volevano solo recuperare la loro principessa, ma il suo spirito di sopravvivenza era così forte che nononstante l'equivoco li avrebbe uccisi senza esitare.
Fu raggiunto da un colpo di lancia che lo graffiò leggermente a una spalla, in compenso, il colpo che diede in risposta, dilaniano le carni del suo avversario.
Nel frattempo, il guerriero che aveva scagliato la lancia si avvicinò al cimmero fendendo l'aria con la scure.
I due cominciarono a lottare in modo forsennato, consci del fatto che solo uno sarebbe sopravvissuto.
Improvvisamente Conan, vedendo uno spiraglio nella difesa dell'avversario, lo costrinse a indietreggiare in modo scomposto con un calcio e, caricando con la spada, gli squarciò il ventre con un colpo di punta.
L'avversario cadde con la testa all'indietro da cui già uscivano fiotti di sangue.
Senza nemmeno ripulire la lama il cimmero la rinfoderò sbrigandosi ad entrare nel tempio, conscio del fatto che l'arciere, che aveva cercato di ucciderlo prima, era ancora vivo e, probabilmente, era già andato a chiamare il resto della tribù.
L'interno delle rovine erano oscure, ma non come ci si potrebbe aspettare da un luogo chiuso che non vede la luce del sole da migliaia di anni.
Una sottile luminescenza verde permetteva di vedere i contorni dei muri, il profilo degli scalini e i grotteschi volti delle statue.
Vedendole Conan rabbrividì, pensando alle leggende sugli uomini serpente, abitanti antichi della terra ben prima che gli esseri umani potessero mettervi piede, e ai racconti popolari che li volevano ancora non estinti, riuniti in piccole società segrete, il cui unico scopo era quello di causare il massimo danno alla razza umana e di restaurare i loro antichi imperi.
Dopo molto camminare Conan giunse ad una larga sala circolare la cui particolarità era quella di avere un'apertura circolare che dava verso il cielo, permettendo così alla luce del sole di entrare e di oscurare con il suo baglieore la luce verdognola che lo aveva guidato fino ad allora.
Al centro una pozza di acqua piovana da cui spuntava una grande statua, che disturbò Conan ben più delle altre.
La statua raffigurava infatti una donna alta e forte, dai lunghi capelli sciolti, gli occhi ardenti e la pelle levigata.
La donna era coperta di serpenti, che la cingevano in un abbraccio innaturale e disgustoso.
La perizia con cui erano scolpiti i serpenti era tale, da far pensare a Conan che potessero essere veri e non semplici statue prive di vita.
mercoledì 6 luglio 2011
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