La saga di Animal Man comincia in modo tanto semplice quanto efficace: Buddy, uno stuntman con il potere di assorbire le abilità degli animali che si trovano nelle vicinanze, è felicemente sposato con Ellen, una talentuosa sceneggiatrice ed assieme ai loro figli vivono in una villetta con tanto di vicino scorbutico, ma dal cuore generoso.
Sembrerebbe quasi una sitcom.
Presto però le cose saranno destinate a cambiare e ci ritroveremo immersi in uno scenario completamente diverso.
Buddy decide infatti di usare i suoi poteri per fare la differenza e si imbarcherà quindi in una lotta contro il crimine dalle inaspettate conseguenze.
Le prime quattro storie di Animal Man, che possono essere raggruppate in un primo arco narrativo, riescono ad introdurre il personaggio in modo efficace, mostrando prima di tutto l’uomo e poi l’eroe...
Da Grant Morrison, l’autore di serie come Animal Man, The Invisibles e opere mainstream come New X-Men e Batman, ci si può aspettare di tutto, ma la Doom Patrol va ben oltre qualsiasi aspettativa.
La serie in questione, di cui il primo numero uscì nel 1989, è uno dei lavori più originali e intriganti nel panorama fumettistico.
Dimenticate le solite avventure di gruppi di super tizi, la Doom Patrol è qualcosa di innovativo, cervellotico, bizzaro e irrazionale.
Irrazionale.
Forse quest’ultimo termine è il migliore e il più adatto per descrivere quanto troverete in questo primo volume nonostante qui l’irrazionale abbia una sua logica a cui egli stesso si piega.
Ma andiamo con ordine, chi e cosa è la Doom Patrol?
Riprendere le vicende di un libro dal grande successo come Q è qualcosa che richiede coraggio perchè il rischio è che anche scrivendo un bel libro magari possa sembrare meno bello e appassionante di quello che è a causa delle aspettative createsi e che rischiano di rimanere deluse.
Lo dico subito: Altai è un bellissimo libro.
E' un libro capace di appassionare il lettore, con una storia solida, sempre frutto dell'abilità del collettivo di inserire un protagonista immaginario in un contesto reale e avvincente, che come Q parla di metamorfosi individuale e di sogni infranti ma che, una volta finita la storia, lascia sensazioni completamente diverse da quelle provate alla fine di Q.
Sebbene entrambi i protagonisti alla fine dei libri escano sconfitti dalle loro battaglie, Q regala una visione di libertà e di serenità che invece in Altai non è presente.
La sconfitta in Altai è totale e irrecuperabile e si allarga su tutti i fronti.
Non c'è, nonostante tutto, un lieto fine.
Il sogno di una terra libera e che possa essere rifugio per tutti i reietti viene spazzato via dalla crudeltà dei turchi e dai cannoni dei veneziani.
Il percorso di riscatto del protagonista Manuel Cardoso finisce in un trionfo amaro: nonostante abbia ritrovato se stesso infatti sacrificherà l'amore della sua vita ad un ideale che verrà tradito dallo stesso Giuseppe Nasi.
Proprio Giuseppe Nasi è stato il personaggio il cui comportamento mi ha deluso di più nel libro.
Nonostante molti siano morti affinchè il suo sogno si realizzasse, alla fine mancherà della dignità e del coraggio di Manuel davanti alla sconfitta e lui stesso tradirà tutti coloro che lo hanno seguito.
Insomma Altai è un grande libro che emoziona e regala spunti di riflessione ma che, a differenza di Q, lascia una sensazione di amaro in bocca.
Accade di rado di trovare un libro che sappia emozionare come Q.
Q è un libro particolare e basta fare qualche ricerca per venire a conoscenza degli svariati livelli di lettura dell'opera: c'è chi lo classifica come un romanzo storico, chi sottolinea le metafore e le analogie con i nostri tempi (e a ragione visto che i temi di Q sono estremamente attuali) e chi lo apprezza come romanzo di avventura.
Leggendolo ci ho pensato parecchio e sono arrivato alla conclusione che tutti hanno ragione, ed è impossibile classificare Q in una categoria, è troppo complesso e profondo per fargli questo torto.
Di sicuro Q è un piccolo gioiello per chi ama la storia.
La grande abilità di Luther Blissett (pseudonimo ormai abbandonato dal gruppo di scrittori che ora si fa chiamare Wu Ming) è quella di mostrarci un quadro storico ben preciso, che copre un ampio lasso di tempo (trenta anni), raccontandoci i fatti che sono accaduti all'epoca e ricamandoci la vita (inventata ma reale più che mai) del protagonista dai molti nomi che ha vissuto in prima persona alcuni degli episodi più importanti del 1500 e che volente o nolente è stato uno degli ingranaggi fondamentali perchè questi eventi si verificassero.
Il meccanismo dietro a Q è gestito alla perfezione, ogni ingranaggio si muove perfettamente e perfino il più piccolo e insignificante tassello del mosaico si rivela invece utile e importante per comprendere il disegno complessivo.
Q è anche un libro per chi ama viaggiare e pensa che nelle città siano racchiuse anime antiche.
Viaggiando per l'Europa passeremo per le atmosfere antiche, solenni e cupe delle città Tedesche, luoghi di massacri e speranze infrante, ma vivremo anche le atmosfere sognanti, sospese nel tempo, incantevoli e contraddittorie che avvolgono Venezia città in cui si svolge la terza e ultima parte del libro quella che a mio avviso è più bella e significativa e che dà un senso alle numerose sofferenze di Lot.
Le città sono vive più che mai e i loro cuori battono all'unisono con il cuore del protagonista e con quelli dei cittadini soffrendo la follia umana di cui sono silenziose testimoni e portando le cicatrici della guerra in prima persona.
Quel che però mi ha emozionato e mi ha fatto amare Q non è stata tanto la trama avvincente ma la storia della vita del protagonista dai molti nomi.
Raramente la storia di una vita è stata raccontata così bene e in modo così sentito e trasportato.
I sogni, gli ideali, le delusioni, le speranze e la ritrovata voglia di vivere di Don Ludovico (l'incarnazione del protagonista che ho preferito) vengono trasferiti dalle pagine al cuore dei lettori e ci ritroveremo a vivere in prima persone la vita avventurosa del protagonista.
Gioiremo per i trionfi, piangeremo per le sconfitte e per le delusioni, che come coltellate al cuore hanno colpito il protagonista, non ci rimarrà altro da fare che provare a rimettere insieme i pezzi di un'anima infranta e ridare un senso a tutto insieme a Gert.
Q è un libro che insegna prima di tutto a vivere, a lottare e credere negli ideali nonostante spesso le cause possano essere tradite proprio dall'interno, e ad essere felici del dono che ci è stato concesso perchè, anche quando tutto sempre perduto e ci sentiamo sconfitti, potremo sempre solcare i mari alla ricerca di una nuova vita, una nuova speranza e un nuovo nome e continuare a sognare insieme a Ismael.
Cabal è un film horror, forse poco conosciuto tra i più, che è stato stroncato dalla critica e snobbato dal pubblico.
Persino il suo regista, lo scrittore/pittore Clive Barker ha avuto da ridire riguardo a quest'opera, tratta dal suo romanzo Cabal.
Il titolo originale è Nightbreed e proprio dei figli delle Tenebre parla.
Personalmente, leggendo la trama, ho provato da subito un fortissimo interesse per il film.
Sarà che a me le storie che trattano di civiltà sotterranee parallele alla nostra, abitate da creature soprannaturali e delle fiabe mi conquistano sin da subito, ma ho trovato Cabal un piccolo capolavoro!
Cabal si regge su una mitologia viva, scolpita nell'orrore della carne, che affascina con la sua macabra bellezza.
La città di Midian, accessibile passando per le tombe di un cimitero, è abitata da strane creature, mostruose nell'aspetto, grottesche per i comportamenti e crudeli con i visitatori non desiderati.
Nonostante si professino creature delle tenebre e disprezzino l'innocenza il vero male si scoprirà presto è proprio della razza umana, i figli del sole.
Cabal è un horror di altri tempi, frutto del genio singolare di Clive Barker, originale e sentito.
Per chi come me sia completamente disinteressato alla produzione odierna del genere, che non parla più alle paure profonde dell'essere umane e a quel lato incoscio che ci fa temere il buio, Cabal potrebbe essere una piacevolissima sorpresa.
La leggenda di Midian che riecheggia nelle valli come un mito, una fiaba raccontata ai più piccoli quando si comportano male è più viva che mai e ben presto ci si dimenticherà della vicenda principale (che comunque è appassionante) rimanendo rapiti dalle atmosfere oniriche, romantiche, grottesche della città.
A coronare il tutto le splendide musiche di Elfman che regalano al film anche la suggestione sonora rendendo il mito di Midian immortale nelle nostre menti e nel nostro cuore.
Nel 2001 uscì un videogioco particolare sicuramente non conosciutissimo ma che ha saputo conquistare il cuore di molti giocatori.
Il gioco in questione è Clive Barker's Undying, gioco che, come dice il nome, è figlio della mente di Clive Barker.
Il gioco di per se non ha niente di straordinario nelle sue meccaniche, è uno sparatutto piuttosto nella norma con qualche chicca come la possibilità di utilizzare potenti incantesimi per spazzare via gli avversari e una grafica di tutto rispetto per il periodo.
Quel che conquista del gioco è piuttosto la splendida trama, intrecciata alla perfezione dal quel genio malefico di Clive Barker.
La storia è ambientata negli anni 20 del secolo scorso in Irlanda e il protagonista, Patrick Galloway, una sorta di cacciatore del soprannaturale, dovrà indagare sugli strani avvenimenti che hanno colpito Jeremiah Covenant, un suo vecchio amico conosciuto ai tempi della grande guerra.
Teatro dei primi avvenimenti del gioco sarà la tetra magione dei Covenant, una casa desolata e vuota, con ampie sale e un numero infinito di stanze capaci di celare i più oscuri orrori.
Patrick, avendo accettato di aiutare il suo amico, si ritroverà quindi a dare la caccia ai fratelli scomparsi di Jeremiah che saranno le pedine di un piano più grande di loro e che porterà ad un finale sorprendente.
Ben presto, con l'avanzare del libro, si avrà la sensazione di leggere un libro straordinario e terribile grazie ai mille riferimenti sulla storia della famiglia sparsi per le ambientazioni sotto forma di diari, libri o scritti ma soprattutto non si potrà fare a meno di rimanere conquistati dalla caratterizzazione dei personaggi.
Il protagonista, come già detto, è Patrick Galloway personaggio dal passato tragico bandito dall'Irlanda a causa dei forti sospetti delle autorità che lo ritenevano l'assassino della sua donna, trovata morta accanto a lui.
Armato di rivoltella e di una strana pietra magica capace di respingere gli spiriti Patrick si ritroverà in qualcosa di più grande di lui che ben difficilmente potrà dimenticare.
Patrick è un guerriero, ha combattuto nella grande guerra fianco a fianco con Jeremiah e proprio in quell'occasione ha avuto a che fare per la prima volta con il paranormale e ha incontrato la sua nemesi personale lo stregone Otto Keisinger.
Keisinger come detto è il nemico per eccellenza di Patrick.
E' invischiato in qualche modo nella morte della fidanzata di Patrick.
Ambizioso e capace di tutto, il capitolo a lui dedicato sarà uno dei più appassionanti e folli della saga. Jeremiah Covenant è l'amico di lunga data di Patrick, il leone vecchio, stanco e ammalato, incapace di gestire la situazione e distrutto e turbato dalla scomparsa dei suoi fratelli.
I fratelli di Jeremiah sono: i gemelli Aaron e Bethany, il ribello Ambrose e la bellissima Elizabeth. Aaron Covenant è un'artista oltre ad essere il sosia di Edgar Allan Poe.
E' il primo tra i fratelli che incontreremo e il suo sarà decisamente un incontro particolare.
Più tardi con il dipanarsi della trama impareremo ad abituarci alle sue continue visite. Bethany Covenant è sicuramente la più potente tra tutti i fratelli.
E' una strega dai poteri immensi sovrana del regno dell'Autunno Eterno e darà molto filo da torcere a Patrick. Ambrose Covenant è il ribelle della famiglia, doppiato da Clive Barker e modellato sulle sue fattezze.
La sua indole malvagia era ben nota anche prima che cominciasse a concretizzarsi la maledizione della famiglia.
Troverà rifugio presso una setta di guerrieri, i Trsanti, vecchie conoscenze di Patrick durante la guerra. Elizabeth Covenant infine è la minore della famiglia, colei che venendo alla nascita uccise la madre a causa delle complicazioni.
Sarà la prima avversaria di Patrick e protagonista di uno dei capitoli più belli e caratteristici della saga.
Undying, oltre che per la trama e i personaggi convincenti si distingue anche per le splendide musiche.
Sebbene al giorno d'oggi la colonna sonora dei videogiochi sia curata fin nei minimi dettagli, a quei tempi una colonna sonora del genere era cosa rara.
Le musiche del gioco riescono ad essere inquietanti, sognanti e terrorizzanti in base allo svolgimento della storia.
Di tutto rispetto anche lo scompartimento grafico che è sempre gradevole e spesso regala dei paesaggi estremamente suggestivi.
Proprio i paesaggi sono un altro elemento che conquista in Undying.
La splendida casa è solo il primo dei posti da incubo che potremo visitare: come dimenticare il monastero in rovina oppure il reame dell'Autunno Eterno, le grotte nella scogliera in cui si rifugiano i Trsanti e il fantasmagorico regno di Oneiros.
A completare il tutto Patrick avrà a disposizione un arsenale di tutto rispetto: se all'inizio potremo contare su armi ordinarie come rivoltella e doppietta, andando avanti nel gioco potremo usare un cannone tibetano spara ghiaccio dalle sembianze di drago, una falce usata dai druidi e impregnata di un potere malefico, una sorta di spara lance e infine potremo usare anche delle uova di fenice.
Le armi potranno essere usate insieme a degli incantesimi molto particolari: potremo usare una sorta di visione del soprannaturale che ci rivelerà molte cose, incantesimi di protezione, incantesimi per potenziarci e magie più aggressive come la scarica di ectoplasma, il fulmine ed i teschi esplosivi.
Undying insomma è sicuramente un gioco da provare, capace di far provare sottili brividi di paura, frutto della mente di un grande scrittore che riesce a toccare con la storie atmosfere che ricordano Lovecraft e Poe ma anche i racconti popolari e folkloristici.
Un piccolo capolavoro da giocare e rigiocare!
E' difficile per me trovare le parole giuste per descrivere le sensazioni che ho provato leggendo il Silmarillion.. vi basti sapere che è il mio libro preferito.
Nelle quasi 400 pagine che lo compongono vi è tutto il genio, la creatività e la maestria di cui è capace John Ronald Reuel Tolkien.
Definire Il Silmarillion come un semplice libro è, per me, riduttivo.
E' più simile a uno scrigno che, anche se aperto con qualche difficoltà iniziale, contiene un mondo in cui sarà impossibile non perdercisi incapaci di distogliere lo sguardo dall'eterna bellezza immortalata nelle sue pagine.
Sebbene la creazione di Arda possa risultare all'inizio un pò lenta e difficile da digerire il libro cresce di ritmo non appena vengono introdotti gli Elfi, i primogeniti, gli esseri più belli, poderosi e pieni di ingegno che abbiano mai calcato la terra di Arda.
Dimenticate l'elfo effemminato, figlio di stereotipi successivi e spesso ben più conosciuto degli elfi creati da Tolkien, gli elfi di Arda saranno si belli, aggraziati e raffinati ma sono anche terribili nella furia, abilissimi con le armi e selvaggi nel cuore della battaglia!
Tra tutte le stirpi elfiche impossibile non preferire i Noldor che, effettivamente, sono i veri protagonisti del Quentasilmarillion coloro che possono vantare alcuni dei personaggi più intensi e belli di sempre.
Lo Stemma di Feanor
Penso a Feanor, al fuoco che lo anima, all'amore per le arti e alla sua determinazione e provo brividi quando rileggo la sua risposta al messaggero di Manwe mentre lo esorta a rinunciare alla sua vendetta.
Rinunciare non fa per Feanor, Re dei Noldor, che piuttosto che vedere il suo grande nemico Morgoth trionfante si imbarca in un esodo dolorosissimo che sarà solo il preludio delle vicende sfortunate del suo popolo.
Nonostante Feanor sia il motore degli eventi del Quentasilmarillion non è l'unico personaggio dotato di grande carisma.
Tra gli elfi è impossibile non citare altri grandi personaggi come Fingolfin, fratello minore di Feanor, che sarà protagonista di uno dei passi più avvincenti e tristi del libro, penso a Fingon, a Finrod, a Turgon, personaggi che dovranno affrontare la perdita di tutto quel che hanno creato, penso anche a personaggi appena accennati e tratteggiati ma che, nonostante il breve spazio che gli viene riservato hanno una forza e un coraggio che può solo rimanere impresso nel cuore e nelle menti dei lettori.
Leggere il Silmarillion e rimanere distaccati nei confronti di quel che succede è impossibile... come disse un mio amico è come leggere la storia dei propri antenati, viverne le sofferenze e il dolore eppure, al tempo stesso, rimanere affascinati e desiderosi di scoprire quanto più possibile di quello che è successo.
Una volta introdotti gli uomini, o Edain, il libro si fa ancora più interessante narrando della conoscenza con la razza dei primogeniti, e introducendo personaggi che ricordano le vecchie saghe, quelle in cui l'eroe è si coraggioso, imbattibile e amato ma spesso è anche vittima di un destino avverso contro il quale lotterà fino allo stremo in uno scontro mortale dal quale, purtroppo, ne uscirà sconfitto.
Proprio gli uomini sono i protagonisti della parte di libro intitolata Akallabèth che narra della fondazione e della caduta di Numenor, storia che rimanda direttamente al mito di Atlantide.
Sebbene questa parte sia molto più breve della precedente, in poche pagine Tolkien descrive il destino degli uomini che, condannati alla morte e incapaci di accettarla volteranno le spalle alla luce che li ha elevati e senza esitazioni percorreranno un sentiero d'ombra che li porterà alla rovina.
L'ultima parte, anche questa di poche pagine, si occuperà di riallacciare il libro agli eventi che avranno una conclusione ne "Il Signore degli Anelli".
In conclusione posso solo dire che quando l'ho finito ho provato molta tristezza perchè abbandonare le terre di Arda, sebbene possa ritornarvi quando voglio, è come lasciare un sogno bello, intenso e, a modo suo terribile, in cui sebbene la vittoria possa arrivare, per raggiungerla ci sarà bisogno di immensi sacrifici e di grande coraggio.
Grazie ancora Professore!
Qualche giorno fa ho completato un articolo sugli Eterni che è stato pubblicato dal sito DcLeaguers.
Lo potete trovare qui http://www.dcleaguers.it/faq/gli-eterni/ .
Come potete vedere ho cercato di analizzare gli eterni soprattutto associandoli a miti e altra robaccia in cui mi sono imbattuto nella mia lunga vita.
Devo dire che è stato piuttosto divertente e stimolante!
Per quanto riguarda la scherma invece, mi sono procurato dei manuali di sciabola, giusto per andare oltre la sola scherma antica e storica.
Infine ho deciso di tenere un diario dei sogni e di cercare sempre più suggestioni, cosa che non facevo da tempo.
Il grigiore della vita scandita da lezioni ed esami mi ha stufato e mi sta decisamente intristendo.
Sebbene trovi piacere nella spada e nei momenti in cui sono in compagnia della mia ragazza, ho deciso di alimentare il mio lato onirico e il mio lato artistico.
A giorni vorrei tornare anche in un sito archeologico qui vicino che mi è molto caro.
Adoro Neil Gaiman, dico davvero penso sia uno degli scrittori che meglio riescono a immergermi in una dimensione sognante e realistica al tempo stesso.
E' incredibile quanto di me trovi nei suoi libri e nei suoi fumetti.
E' il suo incredibile talento nel fondere dimensioni lontane, vere, verosimili, irreali o impossibili a renderlo un grande.
Aggiungiete la sua capacità di sovrapporre tutto questo ad una "normale quotidianeità" e capirete perchè è tra i miei scrittori preferiti.
Gaiman è come una gazza ladra: ruba idee e concetti provenienti dalla cultura classica, dalla mitologia, dal teatro, dalla cronaca e li unisce per creare la sua originalissima dimensione.
Se seguite il sottile filo che unisce The Sandman ad altre opere come Nessun Dove, American Gods, I ragazzi di Anansi, non potrete fare a meno di rimanere influenzati dalla sua poetica.
Antichi dei vagano sulla terra, ormai ombre sbiadite del loro antico potere, rigettate da un mondo vuoto, privo di quella visione mistica e intensa che invece una volta lo pervadeva.
Persone comuni e tuttavia speciali sono chiamate dal destino e troveranno dentro di loro il coraggio e la forza che le farà diventare degne degli eroi mitologici ormai dimenticati.
Come non si può amare alla follia tutto questo?
Ma se non bastasse le atmosfere create da Gaiman sono pervase dall'orrore e dal terrore dell'improbabile.
Chi può sapere quale sia il segreto del successo di uno scrittore?
Cosa si cela dietro gli occhiali da sole di un individuo?
Quale sogni pervadono la testa del nostro micione che dorme tranquillo davanti al camino?
E' incredibile, nonostante sia già passato attraverso queste atmosfere provo tutt'ora curiosità e sorpresa ripensandoci.
Anche se ho adorato la trama, i personaggi, le atmosfere e la prosa di Gaiman forse quello che ho adorato di più è stata la sua capacità di raccontare una realtà diversa dalla nostra ma tranquillamente sovrapponibile.
La magia dei suoi scritti quindi non si ferma nelle pagine, ma si espanderà come un incantesimo, donandoci la capacità di vedere quello che ci circonda con un occhio diverso, forse leggermente più irrazionale ma di sicuro in grado di vedere oltre le porte della realtà, scavalcandola, dandole sfumature e toni diversi, ora caldi e avvolgenti ora freddi e cupi.
Lasciatevi quindi trasportare dalla poetica di Gaiman, abbandonate il regno della realtà, materiale , freddo e distaccato, guardate tutto con occhi nuovi e scoprite la magia che fuoriesce dalla parole ed entra nel vostro cuore.
Concludo ringraziando la mia stupenda ragazza, la mia lettrice e critica (ma è troppo buona, lo dico sempre io) numero 1!
Grazie amor mio, senza di te nemmeno la magia degli scritti di Gaiman basterebbe a rendere tutto magico e speciale come quando ci sei te!
Quante volte le storie sui fantasmi vi hanno fatto rimpiangere di essere nati e di ritrovarvi in un vicolo oscuro, avvolti dalle ombre con uno spiffero gelido sulla nuca che sembra dirvi "non importa quanto veloce corri, ti prenderemo"?
A me spesso e volentieri.
Ma non sempre queste storie vi faranno morire dal terrore... a volte potrebbero farvi ammazzare dal ridere.
E' il caso del libro "Storie di fantasmi per il dopocena" del grande autore Jerome K. Jerome (lo stesso di "Tre uomini in barca" ignoranti!).
Al giorno d'oggi siamo così fortunati da trovarlo gratuitamente su internet QUI e potercelo assaporare senza pensare ai soldi che abbiamo speso e con cui si ingozzerà il nostro simpatico libraio.
Il libro è un insieme di racconti brevi, ispirati dall'alcool e dallo spirito natalizio, in cui i fantasmi, il già citato alcool, lo zio Scroggins e altri personaggi di dubbia fama tenteranno di farci strozzare dalle risate.
Ah ah, sarà il vostro ultimo sussulto mentre vi accascerete incapaci di riprendere respiro.
Non è la migliore pubblicità ma io sono sopravvissuto quindi potreste sopravvivere anche voi... ma molto più probabilmente non sarà così e in caso dovrete resistere alla tentazione di accoppare qualche solista di cornetta gustandovi il suo terribile supplizio!
Insomma, per tutti i diavoli degli inferi, spero che abbiate cliccato e che ora stiate leggendo il libro, anzichè leggere i miei deliri.
Parliamoci chiaro, per me Hellboy è un capolavoro ed è il mio fumetto preferito insieme a The Sandman e La Spada Selvaggia di Conan.
Ero solo un ragazzino con la testa piena di fantasie misteriose (colpa del maledetto Giacobbo che nelle prime edizioni di Stargate e di Voyager faceva dei servizi geniali) appassionato di occulto e magia quando sono venuto a conoscenza dell'esistenza di un fumetto che univa insieme ironia, avventura, azione, mistero, demoni, continenti scomparsi e chi più ne ha più ne metta.
Ho comprato il primo numero.
L'ho letto la sera stessa.
Quella notte è nato il mio grande amore per il fumetto e la mia stima sconfinata per Mike Mignola, autore di storie e disegni.
Leggendo tutti i volumi di Hellboy si ha la sensazione che Mignola sia riuscito a realizzare le fantasie del più assiduo fan dell'horror e che sia riuscito a miscelare sapientemente le atmosfere cupe e macabre di Poe con gli orrori cosmici di Lovecraft.
Certo, potrei sembrare folle a paragonare un fumetto a due mostri sacri della letteratura, eppure Mignola in Hellboy riesce a fondere i due universi narrativi simili, ma allo stesso tempo estremamente distanti, dei due scrittori. Provare per credere e vi assicuro che non rimarrete delusi.
Ma Hellboy non è solo questo ma è molto ma molto di più!
E' anche pieno di: nazisti folli, robotizzati e decisi a tutto pur di far tornare il Reich al potere di un tempo, maghi dalle ambizioni oltre la loro portata che giocano con poteri cosmici e incapaci di controllarli, spiriti che provengono dal folklore di mezzo mondo, che saranno di aiuto ma che più spesso saranno un ostacolo per il nostro amico rosso.
E ancora ci sono vampiri, fantasmi, licantropi, alieni, demoni, diavoli, scimmie naziste, cacciatori selvaggi e via dicendo in un turbine di orrore e ironia che risulta irresistibile!
A tutto questo aggiungiamo la grande capacità narrativa di Mignola che sia tramite la sua sceneggiatura ma soprattutto grazie al suo tratto inconfondibile, regalandoci un capolavoro da tutti i punti di vista.
Insomma, tirando uno straccio di conclusione, per me Hellboy non sfigurerebbe affatto in mezzo ai volumi di Lovecraft e di Poe (ma sfigurerebbe tantissimo insieme a quelli di King, ma vabbè lasciamo stare è un discorso a parte, non simpatizzo affatto per il "re").